giovedì 10 aprile 2014

The Human Centipede (First Sequence), di Tom Six



Al centro della programmazione Medical Division della Premiata Videoteca Vincenzi, un film che vi farà vivere i brividi del bisturi senza dover assistere a scene d'ospedale.
The human centipede (First Sequence), infatti, è ambientato quasi totalmente nella lussuosa casa di un chirurgo specializzato nella separazione di gemelli siamesi; stufo di dividere corpi, ha deciso di dedicarsi all'operazione inversa. In che modo? Vi dico solo che ci vanno di mezzo i legamenti del ginocchio.
Il finale riesce a soddisfare sia chi sta dalla parte dei buoni - ad esempio, i Rottweiler utilizzati per i primi esperimenti- sia chi tifa per il Dottor Heiter.
Un horror da vedere anche solo per l'interpretazione di Dieter Laser, agghiacciante al punto giusto.

giovedì 3 aprile 2014

The Kingdom, di Lars von Trier

The Kingdom: un titolo altisonante per la serie televisiva del 1994 diretta da Lars von Trier, regista ormai noto per opere cinematografiche come Dogville, Melancholia e l'attesissimo Nymphomaniac.
Girato in Danimarca, il film si svolge quasi interamente all'interno del Regno, un ospedale in cui i personaggi invocano gli spiriti, fanno parte di una loggia oppure si scambiano insulti e battute taglienti. Definire chi sia il vero protagonista potrebbe risultare difficile ed è forse necessario ammettere che, una volta tanto, non si tratti di un uomo in carne e ossa, bensì di un edificio; a sottolineare l'importanza della location scelta, vi sono le riprese dall'alto dell'imponente costruzione.
Un inedito Lars von Trier in smoking, alla fine di ogni episodio, comunica con gli spettatori e consiglia loro di prepararsi ad accettare il Bene, che è sempre accompagnato dal Male : un tema caro al regista e ripreso con una maggiore dose di estremismo in Antichrist. Misantropo come suo solito, in The Kingdom egli si impegna a svelare la meschinità delle debolezze umane e la potenza che assume nelle nostre vite la sfera paranormale o quella religiosa, esaltata dall'Ave Maria.
Le modalità di ripresa sono fedeli al Dogma 95, mentre i colori rosso e seppia di numerose sequenze rimandano al film Europa, dell'anno precedente.
Da non perdere se amate le punte di cinismo del caro Lars.

venerdì 10 gennaio 2014

Altare Thotemico-Sogno Errando. Concerto al teatro Antoniano in apertura ad Eugenio Finardi

Il giorno 19 Dicembre 2013 presso il teatro Antoniano di Bologna, in apertura al celebre e navigato cantautore Eugenio Finardi, si sono esibiti gli Altare Thotemico. L'eclettico complesso bolognese si è presentato sul palco in un'atmosfera soffusa nella sua tradizionale composizione: Gianni Venturi (voce e synth), Max Govoni (batteria), Leonardo Caligiuri (pianoforte), Valerio Venturi (basso), Emiliano Vernizzi (sax); manca solo il violino di Gabriele Toscani. 
I pezzi proposti dalla band durante la performance sono quelli della loro ultima fatica creativa: Sogno Errando, concept-album uscito nel luglio del 2013 composto da 7 tracce, è un'opera che audacemente si inserisce in un contesto Jazz-sperimentale e che tende molto alla libera improvvisazione. L'obiettivo primario che si propone la band è quello di scardinare gli avvilenti precetti della staticità musicale e di ricreare un avvincente dibattito creativo, concetto che poi sta alla base dell'ideologia progressiva. 
I motivi che pervadono l'opera sono la memoria, il trasfigurare delle cose, la dissoluzione del tempo, la terra, la profondità di spirito e l'apertura delle porte percettive, tutto ciò caratterizzato da echi sonori che a tratti trascendono la realtà oggettiva e da testi recitati con la giusta enfasi poetica arrivando così ad evocare un qualcosa di distante ed impercettibile, immagini sfumate ed indefinite. Molto coinvolgenti a livello strumentale sono le jam Jazz tra piano e sax.
Il gruppo apre le danze con il pezzo "Le correnti sotterranee", canzone che lascia libero spazio a brillanti virtuosismi di tastiera e sax nonché ad un breve assolo di batteria. A seguire si passa ad un Jazz quasi psichedelico-romantico dal titolo "Broken Heart" dove, oltre alla tromba ed il piano, spicca con personalità il basso. E' poi il turno di "D'amore e d'altri tormenti" che Gianni Venturi definisce "una delle poche canzoni d'amore che ho scritto per una donna", diciamo una serenata. Infine il gruppo chiude con "Neuro Psycho killer": la traccia inizia con lapidari rintocchi di basso ed un giro  che man mano si fà sempre più vitale, si mescolano poi note acute e riverberi, un testo a tratti cantato, a tratti recitato.

Tocca poi alla star della serata Eugenio Finardi. Il cantautore milanese sale sul palco con buon savoir faire, ma con la voce lievemente debilitata da un brutto mal di gola. Come preannunciato la sua è una serata di "musica e parole", dove il poliedrico artista ripercorre tutto il suo tragitto artistico, attraversando momenti belli e brutti, felici e toccanti della sua vita. Finardi propone una lunga serie di pezzi presi qua e là dal suo vasto repertorio. Il suo tour denominato "Nuovo umanesimo" si ispira alla necessità di rimettere al centro l'Uomo e non il profitto, è anche il titolo del suo nuovo singolo. Questo concetto è il filo che lega tutti i brani di Sessanta, l'album che Finardi ha presentato a Sanremo, e propone ora in tour. Con lui sul palco ci sono Giovanni "Giuvazza" Maggiore alla chitarra e Paolo Gambino alla tastiera. La performance della band è stata lunga e ben sostenuta. A questa band comunque servirebbe una maggiore esperienza per esibirsi dal vivo con più disinvoltura.





L'intervista con gli Altare Thotemico prima del concerto:

Partiamo dal nome della band, qual è il significato?
Gianni Venturi (sorridendo): Bene, la parola "Thotemico" fa riferimento alla divinità divinità egiziana della sapienza, poi assimilata dagli antichi greci con il nome di Ermete Trismegisto, considerato il creatore oltre che dei tarocchi anche dei segni musicali. Altare è dove si prega una divinità. Quindi è uno di quei nomi scelti come andava di moda negli anni della nascita del progressive. Ci serviva un nome corposo che raccontasse una storia, ovvero il nostro approccio direi metafisico alla musica, come una ricerca spirituale.

Parliamo del vostro ultimo album, Sogno errando...
Leonardo Calliguri: Si tratta sicuramente di un disco caratterizzato da una maturità musicale molto più forte rispetto al nostro primo album. E' un'opera molto più ricercata dove abbiamo ulteriormente unito il nostro background artistico ed approfondito meglio la questione dei nostri generi diversi attraverso una continua sperimentazione e ricerca sulle sonorità, sulle note, sull'improvvisazione e questo è ciò che certamente ci contraddistingue, almeno rispetto ai nostri lavori passati.

Quindi siete riusciti a raggiungere una sensibilità musicale ed interiore più spiccata?

Leonardo: Si, penso di si. Calcolando che questo disco è uscito ben quattro anni dopo il primo, posso dire che ho avuto molto tempo per maturare come compositore della band, anche se poi la composizione nasce attraverso un'improvvisazione collettiva. Siamo soddisfatti del nostro percorso fino ad ora.

Le tracce del disco sono molto lunghe, una caratteristica tipica delle band progressive di un tempo... Questa cosa può funzionare ancora oggi?

Valerio: Purtroppo, anche commercialmente parlando, gli ascoltatori di oggi non sono più abituati ed hanno meno pazienza nell'ascoltare composizioni di 12 o 13 minuti ciascuno, quindi in futuro senza dubbio cercheremo di mantenere una via di mezzo...
Leonardo: Diciamo che per quanto il nostro sembra un progetto appartenente ad un'epoca diversa, noi cerchiamo comunque di restare al passo con il nostro tempo, anche se purtroppo dobbiamo fare i conti con il buio che pervade i nostri tempi e quindi anche lo stare al passo con i nostri tempi può rivelarsi controproducente.
Valerio: In sintesi, per quanto riguarda la qualità dell'oggetto artistico, della qualità della nostra musica, la linea che seguiremo rimarrà sempre la stessa, ovvero quella dell'improvvisazione creativa.

Sentite ancora il bisogno di conoscervi meglio come insieme?

Valerio: Senza dubbio, ci sarebbe bisogno di trovare più spazi, più collaborazioni, per fare in modo di comprenderci meglio e riuscire a proporre qualcosa di sempre più significativo.

La parte più difficile del lavoro?

Leonardo: La parte più difficile del lavoro di musicista è il dover accettare il cosiddetto "compromesso", così da poterci campare: lo scendere a patti con l'industria musicale, cosa che accade troppo spesso ormai...

Seguendo l'onda creativa di quest'ultimo album, avete in mente di proporre uno nuovo album a breve?

Valerio: Ci stiamo già lavorando. Abbiamo moltissime cose da dire e quindi ci occorrerà un po' di tempo per organizzare bene le idee. Stiamo cercando qualcosa di più armonioso e melodico. La nostra idea è quella di creare senza imporci vincoli e senza pensare a cosa ne sarà di ciò che ne viene fuori....  

Grazie agli Altare Thotemico, buona fortuna!

La band: Grazie!




mercoledì 8 gennaio 2014

Mr. No Money Blues Band, viaggio in India e Nepal

Mumbai, Pune, Chennai, Bangalore, Delhi e Katmandu: è questo il viaggio, così per dire "ascetico", tra India e Nepal che ha tenuto impegnata la Mr. No Money Blues Band nel mese di Novembre 2013. L'occasione è stata quella dell'Himalayan Blues Festival, un evento artistico-culturale che si pone l'obiettivo di promuovere la musica Blues e Country-Folk attraverso la partecipazione di Band provenienti da tutto il mondo.
Ricordiamo che nel 2012 la band registrò il suo primo album "Money and Fear... never had" nel quale riesce a coniugare Blues, Funky e Rock n' Roll con estrema grazia ritmica.
I Mr. No Money riescono da subito a suscitare grande interesse fino a meritarsi articoli di elogio da parte dei giornali locali. Definiscono questa un'esperienza avvincente che gli ha permesso di dilatare i propri orizzonti musicali. Un universo a sé l'India ed il Nepal, dove però l'onda Blues è più che mai travolgente.
Incontro Fabio e Giuseppe, rispettivamente tastierista e batterista della band, in un bar di Bologna e dopo una lunga serie di drink colgo l'occasione per fargli alcune domande. Ne esce fuori un diario di viaggio ricco di musica, energia, danza e curiosità, talmente coinvolgente da far venir voglia di mollare tutto e partire con la Mr. No Money Blues Band, che tra l'altro ripeterà questa impresa a breve.



Qual è stata la formazione musicale della band?
Fabio: Siamo un trio, piano, chitarra e batteria. Tendenzialmente ci ispiriamo alla tradizione Blues, Country-Rock. Io personalmente prendo spunto da Jerry Lee Lewis.

Chi è "Mr. No Money" e come si relaziona nei confronti dell'industria musicale?
Fabio: E' una domanda che racchiude più domande (parte un applauso generale), sei partito dal nome per arrivare al mondo discografico. Il nome non intende esprimere una condanna sociale,  piuttosto c'è da chiedersi chi al giorno d'oggi non sia un pò un "Mr. No Money"? Quanti arrivano a fine mese pieni di soldi? Insomma, per essere "Mr. No Money" non bisogna per forza essere dei musicisti!
Riguardo alla nostra esperienza discografica invece posso dire che il genere da noi proposto non è di certo tra quelli privilegiati. Facendo del Rock n' Roll o del Blues alle volte si è sempre messi un pò in disparte.

Dopo più di seicento concerti in Italia siete approdati per un tour in India e Nepal, com'è stato suonare in un contesto così diverso da quello occidentale?
Fabio: Tirando le somme posso dire che il resoconto è senz'altro positivo. Abbiamo ricevuto ottime recensioni, siamo usciti tra le prime pagine del Katmandu Post, abbiamo suonato in locali incredibili e visto una cultura affascinante, perciò speriamo di tornarci anche l'anno prossimo.
Giuseppe: Siamo riusciti a far ballare e divertire la gente, quindi ci siamo resi conto che la musica in fondo è un linguaggio universale e ciò ci ha colmati di gioia.

Si tratta comunque di un genere di pubblico diverso rispetto a quello con il quale eravate abituati ad esibirvi, avete avvertito un pò di disagio da parte vostra?
Giuseppe: Abbiamo notato moltissimo interesse per ciò che proponevamo, la gente arrivava carica e quindi no, nessun disagio.
Fabio: Sul palco siamo riusciti ad esibirci insieme ad artisti internazionali ed anche se non parlavamo la stessa lingua, riuscivamo comunque a suonare un ottimo Blues. Il Blues è un linguaggio universale!

Un aneddoto strano da raccontare?
Giuseppe (ridendo): Bombay primo giorno: arriviamo dopo sedici ore di viaggio ed una volta usciti dall'aeroporto ci ritroviamo travolti dal delirio della città, migliaia di persone e centinaia di clacson assordanti. Giunti al nostro albergo il "Golden Residence" notiamo all'ingresso un cumulo di rifiuti in fiamme. Una volta entrati, ci preparano per colazione un'omelette, ad un certo punto arriva un topo enorme, direi di almeno 15 kg, che si mangia l'omelette e scappa via! Questo è stato il nostro primo approccio che abbiamo avuto nella "Residenza dorata" di Bombay...
Fabio(ripete): Quindici fottutissimi chili di topo!

Dopo un'esperienza del genere, il topo ed il tour in India e Nepal, avvertite ancora una motivazione ad approfondire il vostro genere musicale?
Fabio: Abbiamo sempre avuto la fortuna di ri-arrangiare e proporre pezzi degli anni '50 e '60 di Jerry Lee Lewis, Muddy Waters, Elvis Presley etc., tutti personaggi che hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia e siamo felici di perpetuare il genere e di stare in giro a suonare ovunque.

E' questo il sentimento generale della band prima di salire sul palco, in qualunque contesto?
Fabio: Direi che la forza della Band sta nel fatto che più grande è il palco e più riceviamo energia dalle emozioni della gente. Lo abbiamo dimostrato in India e Nepal dove la gente non voleva farci scendere dal palco!
Giuseppe: Posso dire che la sensazione che provo nel suonare su un palco con questi ragazzi è come quella di ritornare a casa.

La parte che meno vi piace del vostro lavoro? 
Fabio: Chiaramente i denari, l'approccio con le istituzioni e con i club, visto che spesso si tratta di una guerra tra poveri...
Giuseppe: Il disinteresse in Italia nei confronti della professione di musicista. Confrontandoci con alcuni nostri colleghi americani e francesi ci siamo resi conto che questi vengono sponsorizzati sia dallo stato che da enti privati, poiché esiste un vero interesse nell'esportare la musica come prodotto nazionale, In Italia non interessa a nessuno.
Fabio: C'è bisogno di creare un dibattito riguardo la faccenda...

Domanda d'obbligo: Progetti futuri?
Giuseppe: Stiamo organizzando una nuova tournée in India durante la quale registreremo un disco insieme ad altri musicisti che avremo il piacere di conoscere. Dopo questo abbiamo in programma di risalire sul nostro furgone e riprendere la strada con altre date e concerti in Italia.

Grazie a Fabio e Giuseppe della Mr. No Money Blues Band!
Grazie a voi!






lunedì 9 dicembre 2013

Coldwave: l'onda continua...

Negli anni '80, sopratutto nel contesto britannico e statunitense, si verificò un fenomeno particolare, direi quasi difficile da definire univocamente: una nuova onda stava per travolgere la scena musicale europea e statunitense e molte giovani band entusiasticamente cercarono di cavalcarla, attingendo dalle altrettanto fresche sorgenti del post-punk e del gothic-rock, tra queste spiccano prima nomi come Joy Division, The Cure, Smiths e poi gente come i Nine Inch Nails, Ministry, R.E.M. e così via, fino ad arrivare ai nostri giorni... Seguendo quest'onda musicale arriviamo a parlare dei Coldwave, nascente band di Ancona che nel 2013 esce con il primo EP autonomamente prodotto e che in chiave contemporanea rielabora, con qualche accento indie, quelle ferventi sonorità New Wave e Post-Punk tipiche degli anni '80. Il disco è breve ma ben elaborato. Le tracce sono caratterizzate dalle risonanze cupe del synth, da soluzioni ritmiche piuttosto lineari ma tuttavia apprezzabili. L'atmosfera sopratutto in Take it or Leave it e Life changes è fornita da brillanti riff di basso e da un synth tenebroso, un suono arcano nel suo evolversi, poi nella successiva If you turn to look spicca con più personalità la voce di Matteo Schipsi, infine poi nella conclusiva Silly couch il ritmo si fa più lento e ombroso e qui la chitarra riecheggia con dei suoni caratterizzati da un'energia tetra e buia. Ciò che ne esce è un sound oscuro ma anche movimentato e ben interpretato per il genere. Il lavoro nel suo complesso risulta interessante ed il fatto che la band è appena all'esordio lascia intravedere una buona speranza per il futuro del genere.
La band è composta da:
Matteo Schipsi – voce
Cristiano Poli – chitarra e synth
Lucio Cristino – basso
Enrico Bartolini - batteria


Ho avuto modo di scambiare qualche parola con Cristiano Poli chitarrista della band:


Alcuni cenni biografici sulla formazione del gruppo, ovvero: come e quando avete iniziato? La fase di produzione? Impressioni ed Idee?
La band è nata nel gennaio 2013 in una sala prove ad Arezzo, sorta di punto a ‘metà strada’ fra Ancona e Pistoia, nostre città di provenienza. Inizialmente eravamo in 3 (Matteo-voce, Cristiano-chitarra, Enrico-batteria), poi in primavera abbiamo trovato un bassista (Fabio) che però è stato sostituito da Lucio poco dopo l’uscita del nostro Ep (Ottobre 2013). La produzione dell’Ep è iniziata a Luglio, abbiamo registrato tutte le tracce nel nostro studio privato e successivamente ci siamo affidati a Stefano Tocci (Ampire Studio, Pistoia) per mixaggi e mastering. Siamo rimasti molto soddisfatti del risultato.

Perchè un album breve?
Trattandosi di un Promo Ep la scaletta non poteva che essere ridotta a pochi pezzi. Ci sarebbe piaciuto includerne anche altri, ma sarebbe stato poco utile in quanto la funzione di questo prodotto era (ed è) soprattutto quella di ‘sondare il terreno’.

Quali sono i generi e le band che preferite ascoltare e proporre?
Chameleons, Echo and the Bunnymen, Interpol, National, Cure, She wants revenge, Editors, Hives, Strokes, Soviet Soviet e ovviamente Joy Division. In buona sostanza tutto il filone Indie, la New Wave e il recente fenomeno Post Punk revival, anche se a dirla tutta ci riteniamo degli amanti della musica in tutte le sue forme, senza pregiudizi.

Come Band emergente come vi relazionate nei confronti dei nuovi mezzi di diffusione? Sentite che qualcosa sta cambiando nello scenario musicale?
Crediamo che sia un’ottima opportunità per poter essere presenti e visibili nel vasto panorama musicale, tuttavia è facile notare anche alcuni aspetti negativi: essere online è utilissimo, ma le cose che realmente fanno la differenza alla fine sono la resa sul palco e la qualità di ciò che proponi. In sintesi comunque è sicuramente una diffusione più rapida e semplice rispetto ad alcuni anni fa.

In fase di registrazione ponete molta attenzione alla strumentazione e alle varie tecniche?
Si, perché comunque uno degli step fondamentali per qualsiasi band è la cura del proprio suono, quindi la qualità della strumentazione può sempre dare una grande mano.

Nella band vi sentite compatti nei gusti musicali? Insomma, lavorate sulla stessa onda creativa?
In linea di massima si, lavoriamo compatti, anche se poi ognuno di noi ha il proprio modo di suonare e le proprie influenze. Spesso la diversità può essere molto stimolante per l’aspetto creativo.

Le ultime perfomance come sono andate?
Bene, anche se non spetterebbe a noi giudicare! Comunque ci siamo trovati molto bene anche a livello di pubblico e locali. Il concerto più memorabile è stato quello di spalla ai CUT a Monte Urano (Fermo), che sul palco hanno veramente presentato uno show superlativo.

Progetti futuri?
In primis continuare a suonare in giro, poi iniziare a registrare brani in vista di un nuovo lavoro (probabilmente un Ep) nel 2014.

Qualcosa da dire agli ascoltatori?
Se volete e potete seguiteci! Un saluto a tutti, grazie.




giovedì 5 dicembre 2013

Breve lettera a Jade Castrinos


Oh cara Jade, 
il tuo sembiante allude ad un altrove, a quell'incantevole regno aldilà del mare dove le idee innalzano immensi castelli e soavi sogni risplendono accarezzando l'eterno loro mistero. Così, colmando di linfa vitale l'animo esausto di un navigante, costui nella tua voce trova un sicuro appiglio, una salvezza, lasciandosi trasportare tra le onde verso quella sponda dove tutto viene trasfigurato e tu, prodigiosa ed eterea, sveli la tua ammaliante forma...



Antonio Oliviero