mercoledì 30 aprile 2014

TANDEM - INTERVISTA A CONSTANTIN MALMARE'

Dall'8 maggio al 22, l'open space dell' Associazione culturale StudioSoundlab ospiterà "TANDEM" una mostra personale di Constantin Malmarè. Originario di Costanta (Romania), studia Fine Arts alla Coventry University. Per questo semestre Constantin frequenta l'Accademia di Belle Arti per l'erasmus e dall'esperienza Bolognese è nata l'esigenza di creare una mostra nuova e del tutto originale.
Lo staff del SoundLab lo ha incontrato (in basso la versione originale in inglese).


Parlami di te.

Sono indisciplinato. Ho provato ad avere disciplina ma non ne ho. Sono disciplinato solo quando lavoro. Mi deprimo parecchio se non lo faccio anche solo per un giorno, per cui devo completare qualcosa, non importa cosa ma devo fare qualcosa ed averla pronta e finita per dare un senso alla giornata. Mi piace lasciare tracce di me perchè non mi piace la mia presenza (ride). Scherzo. Credo che in fondo, si cerca sempre di lasciare delle tracce perché si è insoddisfatti di noi stessi.


Qual è stata la prima volta che ti sei avvicinato all’arte?

Sono sempre stato creativo. Ricordo quando da bambino disegnavo linee per i treni, poi li costruivo e mettevo spago ovunque nella mia stanza, giocavo con queste cose. Insomma ero molto costruttivo da bambino. Smontavo e rimontavo giocattoli in modo da trasformarli in figure alla frankenstein (ride). Ho cominciato a fare delle caricature quando ero alle elementari. Io e un mio compagno durante le lezioni di inglese venivamo sempre mandati in fondo alla classe dalla maestra, passavamo la lezione a disegnare ed alla fine lei non badava ai nostri compiti ma ci dava i voti in base a come disegnavamo (ride). Credo di aver cominciato a prendere sul serio l’arte circa quattro anni fa, prima di allora non ci pensavo seriamente.


C’è un tipo di forma artistica che ti rispecchia?

E’ strano perchè facevo parte di scene diverse, avevo una scena giocosa; poi avevo una scena di caricature; avevo una scena più “sociale” direi alle elementari; poi avevo una scena di graffiti alle superiori, magari per farmi figo; e poi appena finite le superiori ho cominciato a fare arte seriamente, sono un po come le fasi della personalità.


Vorrei sapere di questa mostra, TANDEM. Com’è nato il concetto?

Praticamente è una presentazione di lavori fatti qui a Bologna. La differenza principale con i lavori vecchi e le mostre passate è che ora ho cominciato a lavorare con dei modelli. Il nome Tandem: mi immagino una specie di sostegno tra persone ed artisti e magari anche in esposizioni future. Per quel che riguarda il lavoro in se, sono lavori differenti, ci sono tre serie che non hanno alcuna relazione tra di loro, l’unico rapporto è il mio stile e la mia genialità (ride). Bisogna vedere per comprendere; io devo vedermelo davanti per capire il funzionamento.


La mostra ha un tema principale o è semplicemente la linea l’elemento comune? 

Credo sia la linea a tenere tutto insieme, ma allo stesso tempo vi sono alcune serie in cui la linea scompare per lasciare spazio al colore o al collage... ci sono molti temi che unificano la mostra ma vanno cercati, o si possono inventare, o si possono trovare delle coincidenze che diventano anche temi se qualcuno ci si ossessiona e le racconta a tutti. La mia ossessione è la linea, ed essendo un artista, un’ossessione come la linea fa sorgere molte domande come, ad esempio: in che direzione dovrei andare? Dovrei fare illustrazione? Dovrei fare lavori astratti? Dovrei essere surrealista? Dovrei essere espressivo? Dovrei essere pazzo (ride)? Si arriva a questo, ed è qualcosa che affronto in tutti i lavori che mostrerò. Comincio dalla pazzia fino ad arrivare all precisione radicale e lascio che i due estremi mi tirino in direzioni opposte in modo da creare un contrasto che possa far capire ciò che faccio.


Quanto ed in che modo è importante l'opinione del pubblico?

Non molto importante. Solitamente mi viene difficile relazionarmi con le idee del pubblico, nel senso che la mia arte è altamente interpretativa per cui potrebbe non piacermi l’interpetazione di qualcuno e potrei voler sopprimere le loro idee per coprirle con le mie. Ma questo non è bello, quindi non dico niente e lascio che la gente usi la propria immaginazione come vuole. E’ una questione che ha grande importanza in ciò che faccio, non particolarmente in questo momento, ma in futuro me ne voglio occupare in modo più approfondito, voglio controllare le persone (ride). Ricordo una mia mostra in cui ho usato del rumore bianco, si possono controllare le menti con il rumore bianco. Lo usano le grandi aziende per tenere i dipendenti concentrati sul lavoro e nelle scuole per bambini con ADHD. Anche io controllavo le persone per farle concentrare maggiormente sulla mia arte: “sono Dio, guardatemi!” (ride)


Ci saranno delle proiezioni anche in TANDEM?

Si, ma questa volta non sto cercando di controllare le persone, lo faccio solo per vanità (ride). Sarà la prima volta che proietterò qualcosa ad una mostra, non ho mai usato quest’idea prima d’ora, l’ho mostrata a diverse persone proponendola come idea, ma non l’ho mai inserita come lavoro finito in un’esposizione.


Perchè la gente dovrebbe venire a vedere la tua mostra?

Perchè è insolita, non si è mai vista una cosa simile. Questo è quanto. Penso di essere grandioso (ride). Non nel senso che credo di essere grandioso perchè sono grandioso, credo di essere grandioso perchè se un’altra persona facesse quello che faccio io, sarei gelosissimo. So che mi piace qualcuno quando sono geloso. Solitamente, quando penso ai miei lavori vecchi e li guardo, sono geloso perchè so di non poter riprodurre un’opera d’arte con tanta grandezza (ride). Mi dispiace ma è così, trovo che certa cose siano estremamente difficili da riprodurre, non che io voglia imitare me stesso, ma mi viene sempre più difficile essere creativo, più creativo rispetto al passato.


Parlami di TANDEM 2.

Tandem 2 potrebbe essere l’esposizione dei lavori di dei miei amici come Zivile e Calin. In pratica è un gruppo. Ed anche il pubblico fa gruppo con noi perché da una spinta per portare avanti la cosa. Mi piace un sacco l’idea del tandem; si va sempre solo avanti e avanti.Sei qui a Bologna fino a Giugno, cosa farai dopo?Quest’estate lavorerò per potermi pagare l’ultimo anno di studi. Ho anche una collaborazione in corso con dei ragazzi di Birmingham (Regno Unito). Al momento sto facendo molti lavori pubblicitari, come ad esempio locandine e poster per eventi, ed hanno riscosso un discreto successo ad esser sinceri; ne ho visti alcuni su Resident Advisor e Vice Magazine.


                             
                 
             Untitled , 2014
                 Acrylic, ink, plastic.
               chalk and wood on paper
                  1.5/1 m
Untitled (yet) , 2014
  Chalk, various inks, wood and pencil on paper
 90/75 cm
          

                          
    
Cage , 2014
Chalk, wax, wood and pencil on paper  
variable dimensions       


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Tell me about you?
I don’t have any discipline. I try to have discipline, but I don’t have any. The only time I have discipline is when I work.  I get really depressed if I do not work for a day, so I have to complete something, it doesn’t matter what but I have to do something to make my day, and have something there done. I like to leave things behind because I don’t like my presence. (laughs) I’m joking. I guess in the end it gets to: you’re not satisfied with yourself and you want to leave something behind.
When did you approach art for the first time?
I was always creative. I remember drawing lines for trains and stuff like that in my room and then building the trains and putting string all over my room and playing with that, so I was building a lot of things when I was young. Deconstructing and rebuilding toys to make frankensteinish figures (laughs). So yes, I was always creative. But I started doing art in the form of caricature when I was in primary school. It was me and another student and I remember during English lessons the teacher would always send us to the back of the class, we’d just be drawing and at the end of the lesson she would give us grades for our drawings and not for English basically (laughs). I guess I started to be serious about art about four years ago, before then I wasn’t really thinking seriously about it.
Is there an artistic form that best reflects your work?
It’s weird because I had different scenes, so I had a playful scene; then I had a caricature scene; I had a more “social” one, I guess, in primary school; then I had a graffiti scene in high school, I guess trying to be cool; and then just when I finished high school I started to do art seriously, it’s a bit like the stages of personality.
I would like to know about this exhibition here called Tandem, where did the idea and concept come from?
Basically it’s showcasing work that I’ve done Bologna. The main difference with earlier works and exhibitions is that now I’ve started to work with models. The name Tandem: I’m imagining a kind of support between people and artists and maybe also in further exhibitions. As for the work in itself, they are different works, there are three series, I think, which don’t have any relation between them, the only relation is my style and (laughing) the genius of it. You’ll have to see it to understand; I have to see it in front of me to see how it works.
Does the exhibition have a main theme or is it the lines that keep the whole exhibition together?
I think it is the line that holds everything together, but at the same time there are some series in which the line disappears and it leaves space for colour or for collage...there are many themes that unify the exhibition but you have to search for them, or you can invent them, or you can find coincidences which also become theme if somebody gets obsessed about them and tells everybody in the exhibition. My obsession is line, and being an artist, having an obsession like line draws a lot of questions like, for example: where should I go? Should I do illustration? Should I do abstraction? Should I be surrealist? Should I be expressive? Should I be crazy (laughs)? It gets to that, and I do that in all the works I’ll be showing. I’ll start from madness, then I’ll go to being really precise, and I stretch between these two, only to make a contrast to make you understand what I actually do.
How much and in what ways is the audience important to you?
Not that important, I usually find it hard to relate to the audience’s ideas, in the sense that my art is highly interpretative so I might not like one interpretation and I might want to suppress their ideas and cover them with my own. But that’s not cool, so I don’t say anything and leave people to use their imagination as they wish. This is a big issue in my work, not particularly at this time, but in the future I want to deal with it, I want to control people (laughs). I remember I did an exhibition in which I was using white noise, and, I don’t know if you know but you can actually control minds with white noise. They use white noise in big companies to keep people concentrated on work; they use white noise in schools with children with ADHD. So I was actually controlling people to make them pay great attention to my art: “I am God, look at me!” (Laughs)
Are you going to project something in this exhibition?
Yes, but I’m not trying to control people this time, I’m just being flamboyant (laughs). It will actually be the first time I project something in an exhibition, I haven’t used this idea yet, I’ve shown it to a lot of people proposing it as an idea, but I’ve never shown it in an exhibition as final work.
Why do you think people should come here to see the exhibition?
Because it’s peculiar, they’ve never seen something like it. That’s it. I think I’m great (laughs). Not in the sense that I think I’m great because I’m great, I think I’m great because if somebody else did what I do I’d be really envious. I know I like somebody because I’m jealous. Usually, when think about my earlier works and when I look at them I’m envious because I know I cannot redo an artwork with such greatness (laughs). I’m sorry but it is like that, I find some things really hard to redo, it’s not that I want to imitate myself it’s just that I find it harder and harder to be creative, more creative than before.
What about Tandem 2?

I was thinking Tandem 2 could be the works of some of my friends like Zivile and Calin they also have some works to show. It’s a group basically. And even the public is a group with us because it’s pushing the thing forward; it’s making the future happen. I like this thing, the tandem idea; you’re just going forward and forward.
You’re here in Bologna until June, what are you going to do next?
I’m going to work during the summer to pay for my final year. I’m also working with some guys from Birmingham (UK). I’m doing a lot of commercial work right now, like posters for events, which have success to be honest; I saw some of them on Resident Advisor and Vice Magazine.



venerdì 25 aprile 2014

Dallas Buyers Club (2013)

Vincitore di tre premi Oscar, Dallas Buyers Club è il film con cui si chiude il ciclo Medical Division della Premiata Videoteca Vincenzi. Come suggerisce il titolo, la storia è ambientata a Dallas, città del Texas in cui Ron Woodroof -interpretato da Matthew McConaughey- si guadagna da vivere come elettricista. Dopo un incidente sul luogo di lavoro, il protagonista viene portato in ospedale e lì scopre di essere positivo al virus dell'HIV. Ciò che sorprende in Dallas Buyers Club è che il regista Jean-Marc Vallée non abbia puntato esclusivamente sulla sofferenza a cui è condannato Ron; ha focalizzato, invece, gran parte dell'attenzione sulla combattività che un uomo deve essere disposto a tirar fuori per sopravvivere.
Catapultati nella metà degli anni Ottanta e accompagnati da brani perlopiù indie, ci ritroviamo in un'America in cui i malati di AIDS sono doppiamente deboli, colpiti sia dalla malattia che dalla bigotteria delle persone.

giovedì 10 aprile 2014

The Human Centipede (First Sequence), di Tom Six



Al centro della programmazione Medical Division della Premiata Videoteca Vincenzi, un film che vi farà vivere i brividi del bisturi senza dover assistere a scene d'ospedale.
The human centipede (First Sequence), infatti, è ambientato quasi totalmente nella lussuosa casa di un chirurgo specializzato nella separazione di gemelli siamesi; stufo di dividere corpi, ha deciso di dedicarsi all'operazione inversa. In che modo? Vi dico solo che ci vanno di mezzo i legamenti del ginocchio.
Il finale riesce a soddisfare sia chi sta dalla parte dei buoni - ad esempio, i Rottweiler utilizzati per i primi esperimenti- sia chi tifa per il Dottor Heiter.
Un horror da vedere anche solo per l'interpretazione di Dieter Laser, agghiacciante al punto giusto.

giovedì 3 aprile 2014

The Kingdom, di Lars von Trier

The Kingdom: un titolo altisonante per la serie televisiva del 1994 diretta da Lars von Trier, regista ormai noto per opere cinematografiche come Dogville, Melancholia e l'attesissimo Nymphomaniac.
Girato in Danimarca, il film si svolge quasi interamente all'interno del Regno, un ospedale in cui i personaggi invocano gli spiriti, fanno parte di una loggia oppure si scambiano insulti e battute taglienti. Definire chi sia il vero protagonista potrebbe risultare difficile ed è forse necessario ammettere che, una volta tanto, non si tratti di un uomo in carne e ossa, bensì di un edificio; a sottolineare l'importanza della location scelta, vi sono le riprese dall'alto dell'imponente costruzione.
Un inedito Lars von Trier in smoking, alla fine di ogni episodio, comunica con gli spettatori e consiglia loro di prepararsi ad accettare il Bene, che è sempre accompagnato dal Male : un tema caro al regista e ripreso con una maggiore dose di estremismo in Antichrist. Misantropo come suo solito, in The Kingdom egli si impegna a svelare la meschinità delle debolezze umane e la potenza che assume nelle nostre vite la sfera paranormale o quella religiosa, esaltata dall'Ave Maria.
Le modalità di ripresa sono fedeli al Dogma 95, mentre i colori rosso e seppia di numerose sequenze rimandano al film Europa, dell'anno precedente.
Da non perdere se amate le punte di cinismo del caro Lars.

venerdì 10 gennaio 2014

Altare Thotemico-Sogno Errando. Concerto al teatro Antoniano in apertura ad Eugenio Finardi

Il giorno 19 Dicembre 2013 presso il teatro Antoniano di Bologna, in apertura al celebre e navigato cantautore Eugenio Finardi, si sono esibiti gli Altare Thotemico. L'eclettico complesso bolognese si è presentato sul palco in un'atmosfera soffusa nella sua tradizionale composizione: Gianni Venturi (voce e synth), Max Govoni (batteria), Leonardo Caligiuri (pianoforte), Valerio Venturi (basso), Emiliano Vernizzi (sax); manca solo il violino di Gabriele Toscani. 
I pezzi proposti dalla band durante la performance sono quelli della loro ultima fatica creativa: Sogno Errando, concept-album uscito nel luglio del 2013 composto da 7 tracce, è un'opera che audacemente si inserisce in un contesto Jazz-sperimentale e che tende molto alla libera improvvisazione. L'obiettivo primario che si propone la band è quello di scardinare gli avvilenti precetti della staticità musicale e di ricreare un avvincente dibattito creativo, concetto che poi sta alla base dell'ideologia progressiva. 
I motivi che pervadono l'opera sono la memoria, il trasfigurare delle cose, la dissoluzione del tempo, la terra, la profondità di spirito e l'apertura delle porte percettive, tutto ciò caratterizzato da echi sonori che a tratti trascendono la realtà oggettiva e da testi recitati con la giusta enfasi poetica arrivando così ad evocare un qualcosa di distante ed impercettibile, immagini sfumate ed indefinite. Molto coinvolgenti a livello strumentale sono le jam Jazz tra piano e sax.
Il gruppo apre le danze con il pezzo "Le correnti sotterranee", canzone che lascia libero spazio a brillanti virtuosismi di tastiera e sax nonché ad un breve assolo di batteria. A seguire si passa ad un Jazz quasi psichedelico-romantico dal titolo "Broken Heart" dove, oltre alla tromba ed il piano, spicca con personalità il basso. E' poi il turno di "D'amore e d'altri tormenti" che Gianni Venturi definisce "una delle poche canzoni d'amore che ho scritto per una donna", diciamo una serenata. Infine il gruppo chiude con "Neuro Psycho killer": la traccia inizia con lapidari rintocchi di basso ed un giro  che man mano si fà sempre più vitale, si mescolano poi note acute e riverberi, un testo a tratti cantato, a tratti recitato.

Tocca poi alla star della serata Eugenio Finardi. Il cantautore milanese sale sul palco con buon savoir faire, ma con la voce lievemente debilitata da un brutto mal di gola. Come preannunciato la sua è una serata di "musica e parole", dove il poliedrico artista ripercorre tutto il suo tragitto artistico, attraversando momenti belli e brutti, felici e toccanti della sua vita. Finardi propone una lunga serie di pezzi presi qua e là dal suo vasto repertorio. Il suo tour denominato "Nuovo umanesimo" si ispira alla necessità di rimettere al centro l'Uomo e non il profitto, è anche il titolo del suo nuovo singolo. Questo concetto è il filo che lega tutti i brani di Sessanta, l'album che Finardi ha presentato a Sanremo, e propone ora in tour. Con lui sul palco ci sono Giovanni "Giuvazza" Maggiore alla chitarra e Paolo Gambino alla tastiera. La performance della band è stata lunga e ben sostenuta. A questa band comunque servirebbe una maggiore esperienza per esibirsi dal vivo con più disinvoltura.





L'intervista con gli Altare Thotemico prima del concerto:

Partiamo dal nome della band, qual è il significato?
Gianni Venturi (sorridendo): Bene, la parola "Thotemico" fa riferimento alla divinità divinità egiziana della sapienza, poi assimilata dagli antichi greci con il nome di Ermete Trismegisto, considerato il creatore oltre che dei tarocchi anche dei segni musicali. Altare è dove si prega una divinità. Quindi è uno di quei nomi scelti come andava di moda negli anni della nascita del progressive. Ci serviva un nome corposo che raccontasse una storia, ovvero il nostro approccio direi metafisico alla musica, come una ricerca spirituale.

Parliamo del vostro ultimo album, Sogno errando...
Leonardo Calliguri: Si tratta sicuramente di un disco caratterizzato da una maturità musicale molto più forte rispetto al nostro primo album. E' un'opera molto più ricercata dove abbiamo ulteriormente unito il nostro background artistico ed approfondito meglio la questione dei nostri generi diversi attraverso una continua sperimentazione e ricerca sulle sonorità, sulle note, sull'improvvisazione e questo è ciò che certamente ci contraddistingue, almeno rispetto ai nostri lavori passati.

Quindi siete riusciti a raggiungere una sensibilità musicale ed interiore più spiccata?

Leonardo: Si, penso di si. Calcolando che questo disco è uscito ben quattro anni dopo il primo, posso dire che ho avuto molto tempo per maturare come compositore della band, anche se poi la composizione nasce attraverso un'improvvisazione collettiva. Siamo soddisfatti del nostro percorso fino ad ora.

Le tracce del disco sono molto lunghe, una caratteristica tipica delle band progressive di un tempo... Questa cosa può funzionare ancora oggi?

Valerio: Purtroppo, anche commercialmente parlando, gli ascoltatori di oggi non sono più abituati ed hanno meno pazienza nell'ascoltare composizioni di 12 o 13 minuti ciascuno, quindi in futuro senza dubbio cercheremo di mantenere una via di mezzo...
Leonardo: Diciamo che per quanto il nostro sembra un progetto appartenente ad un'epoca diversa, noi cerchiamo comunque di restare al passo con il nostro tempo, anche se purtroppo dobbiamo fare i conti con il buio che pervade i nostri tempi e quindi anche lo stare al passo con i nostri tempi può rivelarsi controproducente.
Valerio: In sintesi, per quanto riguarda la qualità dell'oggetto artistico, della qualità della nostra musica, la linea che seguiremo rimarrà sempre la stessa, ovvero quella dell'improvvisazione creativa.

Sentite ancora il bisogno di conoscervi meglio come insieme?

Valerio: Senza dubbio, ci sarebbe bisogno di trovare più spazi, più collaborazioni, per fare in modo di comprenderci meglio e riuscire a proporre qualcosa di sempre più significativo.

La parte più difficile del lavoro?

Leonardo: La parte più difficile del lavoro di musicista è il dover accettare il cosiddetto "compromesso", così da poterci campare: lo scendere a patti con l'industria musicale, cosa che accade troppo spesso ormai...

Seguendo l'onda creativa di quest'ultimo album, avete in mente di proporre uno nuovo album a breve?

Valerio: Ci stiamo già lavorando. Abbiamo moltissime cose da dire e quindi ci occorrerà un po' di tempo per organizzare bene le idee. Stiamo cercando qualcosa di più armonioso e melodico. La nostra idea è quella di creare senza imporci vincoli e senza pensare a cosa ne sarà di ciò che ne viene fuori....  

Grazie agli Altare Thotemico, buona fortuna!

La band: Grazie!




mercoledì 8 gennaio 2014

Mr. No Money Blues Band, viaggio in India e Nepal

Mumbai, Pune, Chennai, Bangalore, Delhi e Katmandu: è questo il viaggio, così per dire "ascetico", tra India e Nepal che ha tenuto impegnata la Mr. No Money Blues Band nel mese di Novembre 2013. L'occasione è stata quella dell'Himalayan Blues Festival, un evento artistico-culturale che si pone l'obiettivo di promuovere la musica Blues e Country-Folk attraverso la partecipazione di Band provenienti da tutto il mondo.
Ricordiamo che nel 2012 la band registrò il suo primo album "Money and Fear... never had" nel quale riesce a coniugare Blues, Funky e Rock n' Roll con estrema grazia ritmica.
I Mr. No Money riescono da subito a suscitare grande interesse fino a meritarsi articoli di elogio da parte dei giornali locali. Definiscono questa un'esperienza avvincente che gli ha permesso di dilatare i propri orizzonti musicali. Un universo a sé l'India ed il Nepal, dove però l'onda Blues è più che mai travolgente.
Incontro Fabio e Giuseppe, rispettivamente tastierista e batterista della band, in un bar di Bologna e dopo una lunga serie di drink colgo l'occasione per fargli alcune domande. Ne esce fuori un diario di viaggio ricco di musica, energia, danza e curiosità, talmente coinvolgente da far venir voglia di mollare tutto e partire con la Mr. No Money Blues Band, che tra l'altro ripeterà questa impresa a breve.



Qual è stata la formazione musicale della band?
Fabio: Siamo un trio, piano, chitarra e batteria. Tendenzialmente ci ispiriamo alla tradizione Blues, Country-Rock. Io personalmente prendo spunto da Jerry Lee Lewis.

Chi è "Mr. No Money" e come si relaziona nei confronti dell'industria musicale?
Fabio: E' una domanda che racchiude più domande (parte un applauso generale), sei partito dal nome per arrivare al mondo discografico. Il nome non intende esprimere una condanna sociale,  piuttosto c'è da chiedersi chi al giorno d'oggi non sia un pò un "Mr. No Money"? Quanti arrivano a fine mese pieni di soldi? Insomma, per essere "Mr. No Money" non bisogna per forza essere dei musicisti!
Riguardo alla nostra esperienza discografica invece posso dire che il genere da noi proposto non è di certo tra quelli privilegiati. Facendo del Rock n' Roll o del Blues alle volte si è sempre messi un pò in disparte.

Dopo più di seicento concerti in Italia siete approdati per un tour in India e Nepal, com'è stato suonare in un contesto così diverso da quello occidentale?
Fabio: Tirando le somme posso dire che il resoconto è senz'altro positivo. Abbiamo ricevuto ottime recensioni, siamo usciti tra le prime pagine del Katmandu Post, abbiamo suonato in locali incredibili e visto una cultura affascinante, perciò speriamo di tornarci anche l'anno prossimo.
Giuseppe: Siamo riusciti a far ballare e divertire la gente, quindi ci siamo resi conto che la musica in fondo è un linguaggio universale e ciò ci ha colmati di gioia.

Si tratta comunque di un genere di pubblico diverso rispetto a quello con il quale eravate abituati ad esibirvi, avete avvertito un pò di disagio da parte vostra?
Giuseppe: Abbiamo notato moltissimo interesse per ciò che proponevamo, la gente arrivava carica e quindi no, nessun disagio.
Fabio: Sul palco siamo riusciti ad esibirci insieme ad artisti internazionali ed anche se non parlavamo la stessa lingua, riuscivamo comunque a suonare un ottimo Blues. Il Blues è un linguaggio universale!

Un aneddoto strano da raccontare?
Giuseppe (ridendo): Bombay primo giorno: arriviamo dopo sedici ore di viaggio ed una volta usciti dall'aeroporto ci ritroviamo travolti dal delirio della città, migliaia di persone e centinaia di clacson assordanti. Giunti al nostro albergo il "Golden Residence" notiamo all'ingresso un cumulo di rifiuti in fiamme. Una volta entrati, ci preparano per colazione un'omelette, ad un certo punto arriva un topo enorme, direi di almeno 15 kg, che si mangia l'omelette e scappa via! Questo è stato il nostro primo approccio che abbiamo avuto nella "Residenza dorata" di Bombay...
Fabio(ripete): Quindici fottutissimi chili di topo!

Dopo un'esperienza del genere, il topo ed il tour in India e Nepal, avvertite ancora una motivazione ad approfondire il vostro genere musicale?
Fabio: Abbiamo sempre avuto la fortuna di ri-arrangiare e proporre pezzi degli anni '50 e '60 di Jerry Lee Lewis, Muddy Waters, Elvis Presley etc., tutti personaggi che hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia e siamo felici di perpetuare il genere e di stare in giro a suonare ovunque.

E' questo il sentimento generale della band prima di salire sul palco, in qualunque contesto?
Fabio: Direi che la forza della Band sta nel fatto che più grande è il palco e più riceviamo energia dalle emozioni della gente. Lo abbiamo dimostrato in India e Nepal dove la gente non voleva farci scendere dal palco!
Giuseppe: Posso dire che la sensazione che provo nel suonare su un palco con questi ragazzi è come quella di ritornare a casa.

La parte che meno vi piace del vostro lavoro? 
Fabio: Chiaramente i denari, l'approccio con le istituzioni e con i club, visto che spesso si tratta di una guerra tra poveri...
Giuseppe: Il disinteresse in Italia nei confronti della professione di musicista. Confrontandoci con alcuni nostri colleghi americani e francesi ci siamo resi conto che questi vengono sponsorizzati sia dallo stato che da enti privati, poiché esiste un vero interesse nell'esportare la musica come prodotto nazionale, In Italia non interessa a nessuno.
Fabio: C'è bisogno di creare un dibattito riguardo la faccenda...

Domanda d'obbligo: Progetti futuri?
Giuseppe: Stiamo organizzando una nuova tournée in India durante la quale registreremo un disco insieme ad altri musicisti che avremo il piacere di conoscere. Dopo questo abbiamo in programma di risalire sul nostro furgone e riprendere la strada con altre date e concerti in Italia.

Grazie a Fabio e Giuseppe della Mr. No Money Blues Band!
Grazie a voi!